La leggenda di Impluvio ebbe inizio in un giorno consacrato al sole, a Bobbio, nelle terre di Piacenza. La pioggia aveva appena lasciato il suo segno la notte precedente, rendendo il suolo umido e insidioso, quando i fondatori decisero di sfidare l’ignoto. Davanti a loro non vi era sentiero tracciato né segnavia a guidarli: solo una cartina, strumenti moderni e il richiamo irresistibile dell’esplorazione.
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Avanzavano leggendo il paesaggio come un antico manoscritto. Daniela, protetta dalle sue ghette, procedeva impassibile tra fango e prati bagnati. Nulla la scalfiva. Con occhio esperto riconosceva ogni specie arborea e individuava senza esitazione la presenza dei grandi predatori: il lupo, rivelato da impronte profonde e da inconfondibili escrementi pelosi, lasciati a segnare il territorio lungo il tratto fangoso.
Accanto a lei vi era Elena, legata all’acqua da un’attrazione antica e imperturbabile. Come una moderna esploratrice sirena, si avventurava tra rivoli, pozze e specchi d’acqua, scrutando con attenzione i corsi d’acqua alla ricerca dei piccoli anfibi che li abitano: tritoni e altre creature silenziose, custodi umidi e primordiali di quei luoghi.
Mentre Daniela risaliva gli impluvi con passo sicuro, Luca combatteva la sua personale battaglia contro l’acqua.
Ormai zuppo come un alpaca caduto in un catino d’acqua, continuava imperterrito a calcolare l’azimut e a proclamare i nomi delle montagne circostanti. Le sue parole, tuttavia, non venivano credute dagli altri.
Fu allora che si rivelò Andrea, il Primo Impluver. Con le sue domande interrogava il senso del tracciato, la forma della terra e il destino stesso del cammino. Parlava di orografia, di impluvi nascosti, della loro stagionalità e dei segni con cui si rivelano sulle carte. Affiancato da “tirannosauro” Elena, Andrea ebbe l’illuminazione: l’Impluvio non era solo un luogo, ma una via. In quell’istante nacque il mito e prese forma il gruppo Impluvio.
Oggi Impluvio percorre sentieri dimenticati e tracce appena accennate, laddove pochi osano passare. È una scelta di fango, acqua, freddo e fatica, ma anche di scoperta e meraviglia. Perché il cuore resta caldo davanti alla grandezza dei panorami conquistati. E al termine di ogni impresa, secondo un rito immutabile, vi sono un tavolo, un piatto caldo e un bicchiere di vino, attorno ai quali gli Impluver celebrano le loro gesta e tramandano la leggenda.



